Lello Ronca

Le tavole inquiete di Lello Ronca
Massimo Bignardi


I paesaggi più meravigliosi del mondo li ho quasi tutti contemplati nei dipinti, nelle sculture, nei fondi di piatti decorati.
Guardo le linee, i colori, i rilievi ed immagino gli occhi di chi li dipinge o li modella; il gesto che trascrive un piccolo segno basta per definire una nuova presenza nell’indefinito spazio bianco del foglio; una goccia di azzurro spalanca le chiuse di una diga ed allaga l’anima. Un segno, una scrittura nella parte bassa o altrove della tela, suggerisce il nome dell’autore e il tempo che ci separa da quel gesto. Non conoscevo il lavoro di Lello Ronca ed è stato Enzo Bianco a svelare questa ulteriore mia mancanza. Le sue opere, certamente, le avevo viste in circostanze che non ricordo, forse confuse o sovrapposte ai lavori di altri giovani artisti della mia città. Avevo la necessità, prima di vedere uno ad uno i numerosissimi dipinti che ha realizzato in questi ultimi anni, di resettare le informazioni, come dice il tecnico dell’assistenza del computer, comprese le immagini che cercavo, testardamente, di richiamare alla memoria chissà da quale file nascosto nei ricordi. È un’azione che consiglio a quanti visitano questa mostra o andranno a rivedere le opere nello studio posto nella vecchia via Indipendenza. Anzitutto per non rischiare di disperdere la capacità di analisi dell’occhio, insomma a non farsi prendere dalla frattura, palese, che segna le fasi del suo lavoro, sostanzialmente di pittore, autore di dipinti realizzati graffiando o incidendo la superficie colorata di nero opaco di tavolette industriali preverniciate.
In pratica Ronca interviene su un supporto che ha avuto modo di osservare, nella sua funzione di piano (la gamma è ampia, dal tavolinetto al pannello da muro, alla mensola) all’interno di uno spazio domestico. È là che la sua immaginazione ha avviato la trascrizione di una narrazione per segni, dati nell’irregolarità propria dell’inquietudine che prende l’attesa ed affidati alla gestualità, all’istinto, all’informale dettato proprio di automatismi psichici sul quale fonda tale irregolarità, la stessa che gestisce i segni verticali, oppure il loro chiudersi in un nucleo circolare. Questi ultimi ricordano lontanamente alcune prove dello Scanavino meno noto, vale a dire il decoratore di piatti e vasi nelle ceramiche di Albisola negli anni Cinquanta.
Ronca lavora sullo scarto del bianco per scardinare lo schermo opaco della tavoletta, rinunziando, però, ad agire sul contrasto polare, accogliendo invece la luminosa gamma di mezzi toni che anima di trasparenze le forme. Va precisato, richiamando un aforisma di Wittgenstein che la « trasparenza e la riflessione esistono soltanto nella dimensione della profondità di un’immagine visiva». All’infittirsi del reticolo di segni bianchi, subentrano dapprima aloni di “incarnato”, poi si fa avanti il caldo color del legno, come di un corpo che stenta a trattenersi nella linea che lo testimonia.
Nel processo di rivelazione dell’immagine che Ronca mette in atto, il singolo segno gioca il ruolo di ariete, di forza che inverosimilmente organizza l’intera superficie: subito dopo è il concatenarsi di una traccia narrativa a trovare spazio ed a liberare le figure, vera identità dell’inquietudine che accompagna da diversi anni l’esperienza di questo artista. Figure, perché tali sono, che non hanno nulla del mondo incontrato dalla retina; forse qualche traccia organica, di amebe, di corpi monocellulari che si agitano alla superficie di un vetrino, oppure di umori sensuali che accompagnano lo sguardo interiore verso regioni più profonde. Appiccicare a queste opere, come ho avuto modo di leggere, l’etichetta surrealista mi sembra troppo scontato, finanche banale, proprio di chi riversa in un articolo le poche conoscenze acquisite dai manuali scolastici. Di surrealismo queste tavole hanno ben poco, forse una parvenza di visionarietà, di fantastico. Sono, leggendo il doppio binario sul quale si muove lo sguardo “bioculare” di Ronca, prove di stati d’animo, che testimoniano l’incertezza che il segno testimonia al suo apparire. «L’incertezza – scrive Melotti – è delle anime semplici: aprono le vele a tutti i venti».

 

Biography

Le tavole inquiete di Lello Ronca

Massimo Bignardi

 

The world's most beautiful landscapes I have covered almost all the paintings , sculptures , decorative plates in the funds .
I look at the lines , the colors , embossing, and I imagine the eyes of those who painted them or model , a gesture that transcribes a small sign just to establish a new presence in the indefinite white space of the paper , a drop of blue opens the floodgates of a dam and flooded his soul. A sign , writing in the lower part of the canvas or elsewhere , suggests the author's name and the time that separates us from the gesture. I did not know the work of Lello Ronca and was Enzo Bianco to unravel this further my absence . His works , of course, I had seen them in circumstances that do not remember, maybe confused or overlapping with the work of other young artists in my town . I had the need before you see one by one the many paintings he has done in recent years to reset the information , as the technician computer , including pictures that I tried stubbornly to recall who knows as a hidden file in the memories . It is an action that I recommend to those who visit this show or they're going to review the works in the studio in the old place via Independence. First of all, in order not to disperse the analytical ability of the eye, in short, to not get caught by the fracture , overt , which marks the stages of his work, mainly as a painter , author of paintings made by scratching or etching the surface of colored matt black industrial pre-painted boards . In practice Ronca intervenes on a support that has been able to observe, in its capacity as plan (the range is wide, from the coffee table to the panel from the wall, the shelf ) within a domestic space . It is there that his imagination has initiated the transcription of a narrative for signs of restlessness own data in the irregularity that takes hold and entrusted to the gestures, the instinct , the informal dictated own psychic automatism on which underpin this irregularities , the same which manages the vertical marks , or their close in a circular core . These vaguely resemble some evidence of Scanavino less well known , namely the decorator plates and vases in Albisola ceramics in the fifties.Ronca works on the standard deviation of the blank to undermine the matte screen of the tablet , renouncing , however , to act on the polar contrast , accepting instead the bright range of colors means that shapes the soul of transparencies . It should be noted , recalling Wittgenstein's aphorism that "transparency and reflection exist only in the depth dimension of a visual image ." All'infittirsi lattice of white marks , take over first halos " incarnate " , then you continue the warm color of the wood, as a body that is struggling to stay in the line that witness . In the process of detection of the image Ronca put in place , the single sign plays the role of ram force that improbably organizes the whole of the surface immediately after is the concatenation of a narration track to find space and to release the figures , true identity of anxiety that accompanies many years experience of this artist. Figures, because these are , they have nothing in the world encountered by the retina , perhaps some trace organic , amoebas , single-celled bodies that move to the surface of a glass slide , or sensual moods that accompany gaze inward toward the deeper regions . Stick to these works , as I have read , the label surrealist seems too obvious, even banal , of one who pours out in an article in the few knowledge gained from textbooks . Surrealism of these boards have very little , maybe a semblance of visionary , fantastic . I'm reading the double track on which moves the eye " binocular " Ronca , evidence of moods , which demonstrate the uncertainty that the sign testifies to its appearance . " The uncertainty - writes Melotti - is of Simple Souls : open the sails to the winds ."

 

 



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